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Noi, mezzi della Tecnologia

Posted by simone_n su 14 gennaio 2010

Sempre più spesso ci troviamo a fare i conti con fenomeni ai quali forse ancora non siamo completamente pronti, nei quali le persone si manifestano con comportamenti ambigui, forse impensabili fino a qualche anno fa. Ci troviamo nel 2010 ed è ormai da qualche tempo che la tecnologia si sviluppa e compie passi da gigante, e con lei si presentano nel mondo nuove abitudini individuali, nuova routine, nuove mode, e perchè no, anche nuovi vizi e peccati.

La violenza che si manifesta sul web è soltanto una delle mille forme della degenerazione che questo sviluppo tecnologico ci può offrire, in altre parole cambiano i mezzi e di conseguenza a mutare sono anche le forme di manifestazione dei “lati meno gradevoli” dell’essere umano. E quindi perchè non provare a diffondere le proprie dottrine per mezzo di questi innovativi e al contempo potentissimi mezzi di comunicazione? Il web tuttora è positivamente sconvolto dal “fenomeno Facebook”, il social network che più di ogni altro suo “simile” è riuscito ad avere un’imponente e improvvisa

crescita nel corso dell’ultimo anno, specialmente nel territorio italiano. Nel mondo ci sono oltre 250 milioni di iscritti a questo social network (fonte Advertising di Facebook), di cui quasi 13 milioni dall’Italia, e questo dato ci deve fare rendere conto del potenziale sconfinato che questo mezzo può rappresentare, potenziale che può diventare quasi catastrofico se non usato con la giusta sensibilità. Dopo l’aggressione avvenuto al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, avvenuta il 13 Dicembre scorso, e successivamente alla nascita sul web di gruppi “pro-Tartaglia” che inneggiavano all’aggressore del premier, il ministro dell’Interno Roberto Maroni aveva annunciato un giro di vite contro chi usa internet per istigare alla violenza e il Presidente del Senato Schifani aveva riacceso la polemica, sostenendo che tra i social network e i gruppi extraparlamentari della stagione del terrore, il parallelo è quasi scontato: “Negli anni ’70, che pure furono pericolosi – ha detto il presidente del Senato – non c’erano questi momenti aggregativi che ci sono su questi siti. Così si rischia di alimentare l’odio che alligna in alcune frange. Qualcosa va fatto. Ho preso atto che si procederà ad una regolamentazione via legge ordinaria. Ha fatto bene. Il Parlamento lo farà”. La vasta polemica politica, è stata avviata dalla Procura di Roma e si riferisce a due gruppi di discussione aperti su Facebook. Il primo è intitolato “Dieci, cento, mille Massimo Tartaglia“; l’altro inneggia più in generale all’uomo che ieri ha ferito il premier, che reca la scritta “Berlusconi a morte“. Dopo aver appreso l’esistenza di questi gruppi inneggianti a Massimo Tartaglia, il ministro Maroni ha dichiarato che:”Se contestare il potere significa aggredire fisicamente chi lo gestisce, questo è squadrismo fascista, che deve essere impedito, e non solo condannato”.

Dopo queste dichiarazioni, non si è fatto attendere il commento del Leader dell’Opposizione, Pierluigi Bersani: “Il governo deve sapere che sta trattando una materia delicatissima e che noi, quindi, saremo attentissimi”. Pier Luigi Bersani mette in guardia l’esecutivo a proposito delle disposizioni su Internet proposte dal ministro dell’Interno, dopo l’aggressione subita dal premier a Milano. “Noi siamo per l’applicazione delle norme vigenti, per i presidi a tutela della libertà di informazione al di qua di comportamenti devianti ma non siamo certo per limitare la libertà di espressione”, ha detto il segretario del Pd a margine della presentazione del rapporto Nens, il centro studi di cultura riformista, sulle diseguaglianze economiche.

E da Palo Alto(sede legale di Facebook, in California) è arrivata prontamente anche la replica del social network:”Facebook è ampiamente usato per sostenere buone cause, e tante persone in tutto il mondo lo sfruttano per migliorare la società“, dichiara a Repubblica (17 Dicembre 2009) Debbie Frost, portavoce di Facebook. “Quando le opinioni espresse sul nostro sito si trasformano in dichiarazioni di odio o minacce contro le persone, rimuoviamo i contenuti e possiamo anche chiudere gli account dei responsabili“, continua la Frost. “Ma la realtà è che, purtroppo, l’ignoranza esiste, dentro e fuori da Facebook, e non sarà sconfitta nascondendola, ma piuttosto affrontandola a viso aperto“.

La Frost in pratica ammette l’esistenza di queste frange violente, manifestazione di ignoranza che, sarà pur un luogo comune, ma esiste sia al di fuori che all’interno del Web. Tutto ciò che è accaduto su Facebook dopo l’aggressione a Silvio Berlusconi, è molto simile ad altri comportamenti degenerativi della natura umana, che si manifestano sempre sul web. Un esempio fra tutti ci è dato dall’esistenza di numerosissimi gruppi associativi (sempre su Facebook) di persone che “sono a favore della violenza sugli animali”, pubblicando foto di cani o gatti seviziati e feriti. Oppure altri gruppi che inneggiano all’odio razziale e/o tra città italiane: l’ultimo dei quali, scoperto da me proprio ieri sera, si intolava :”Bruciamo Roma e tutti i romani”. Questi sono soltanto alcuni esempi, ma ci saranno sicuramente anche per i napoletani, per gli statunitensi, per i tedeschi e chi più ne ha più ne metta. Internet è un mezzo potentissimo, fin qui non ci sono dubbi. Il paradosso, risiede proprio nel fatto che è anche un mezzo di facile fruizione, e quindi raggiungibile dai più, dalle masse e quindi, oltre alle persone che lo usano con intelligenza, ci sono anche coloro che ne fanno un uso spropositato: folle deliranti che non sono ben in grado di comprendere la sottile, quasi invisibile linea che divide il Bene dal Male. D’altronde pensare ad Internet come un’isola perfetta e felice, è un’utopia che è scomparsa forse ancora prima di nascere. Mi viene in mente un pensiero di Michail Bakunin, padre dell’anarchismo moderno:” La rivoluzione è sempre per tre quarti fantasia e per un quarto realtà“. Ed è proprio di quest’unica parte di realtà, raccontata prima esclusivamente sulle pagine dei giornali, in tv e ai giornali radio. Ora anche nel Web, così potente, così reale e, così normalmente crudele.


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Una Risposta to “Noi, mezzi della Tecnologia”

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